![]() |
La partenza è fissata per mercoledì 20 Luglio,
ore 23.30 partenza da Torino alla volta di Geiselwind, Germania, Baviera. 9
ore, 9 lunghissime ore di viaggio, tutto rigorosamente in macchina, perché
il metallaro deve andare all’avventura, mi pare ovvio! Altro che pullman,
aerei o treni, una piccola, ma una confortevole macchina messa a disposizione
del prode Federico “Bellicapelli” (uno dei metallari più
conservatori della crosta terrestre che io conosca! ?), e una scorta mica da
ridere di materiale audio di alto grado metallico (ma Fede i Gotthard sono metal???).
Per cui il primo ringraziamento di questa mega trasferta in terra crucca va
ai miei compagni di viaggio, oltre a Fede, Chiara e Mirko, parte integrante
della crew di Algalord Chronicles in trasferta, che han dovuto sopportare per
più di tre giorni il sottoscritto. E mi rendo conto che non è
stata facile… Giungiamo nelle prime ore di Giovedì mattina a Geiselwind,
un tipico paesello disperso nella campagna bavarese, messo a ferro e fuoco dai
metallari per i tre giorni di durata del festival. Un po’ come accade
più a nord nel primo weekend di agosto per il Wacken Open Air, anche
se, e questo va indubbiamente a favore dell’Earthshaker, tutto è
molto più vivibile a Geinselwind, più a portata di mano rispetto
al Wacken. Nonostante fosse la prima edizione di un certo spessore, organizzata
con i contro fiocchi (ed in mezzo c’era il gotha della Magic Circle Music,
ecco quindi spiegato il perché della presenza di così tanti gruppi
del roster della label di Mr. Joey De Maio), e una cospicua folla nelle giornate
di venerdi e sabato, (meno nella giornata di apertura), ci si riesce a muovere
con abbastanza facilità tra le varie zone allestite all’interno
dell’area del festival. Due sono i palchi: un classico Main Stage Open
Air, ed un Event Stage all’interno di una struttura a metà strada
tra un palazzetto dello sport e un centro commerciale, con una considerevole
capienza, tanto da poter essere luogo di “rifugio” in caso di mal
tempo. Anche se saranno rimasti in pochi in zona Event Stage durante la pioggia…
che si è abbattuta su Geiselwind proprio venerdi sera, ed in particolar
modo durante lo show dei Rhapsody!
Il tempo comunque non è stato proprio clemente per tutta la durata del
festival, tre giorni abbastanza freddi, soprattutto nelle ore serali, un invito
a nozze per poter scaldarsi a botte di birra e super alcolici. Oltre al festival
vero e proprio, c’è un vero e proprio happening in contemporanea
ai concerti: niente meno che la mega fan convention dei Manowar, un saloon style
country che farebbe sbavare il nostro webmaster Bilu, a completa disposizione
dei Kings Of Metal! Dunque appena arrivati a Geiselwind dopo aver raggiunto
la piccola pensione, trovata grazie l’ausilio della Honx Musica (e un
ringraziamento particolare va da parte mia ad Hinrich e sua moglie Ylva), proprio
in extremis, non ci resta che passare la prima parte del pomeriggio in questo
saloon, addobbato per tutti i Manowar Fans accorsi all’Earthshaker. Così
tra un caffè ed una birra (la perfetta alternanza bevereccia per tre
giorni per l’amaranto, l’acqua non è scomparsa per tre giorni!)
iniziano a vedersi i primi visi noti… Joey De Maio, Scott Columbus, Eric
Adams, e altri meno noti, o meglio che subito non riconosci! E’ il caso
di Ross The Boss, giuro, mi ci è voluto un bel po’ per capire che
era lui quel panciuto chiacchierone con un perenne sorriso, modello paresi,
a 32 denti! Cordiale e disponibilissimo con tutti, Ross non manca di “mollicare”
(così come direbbe Chiara) qualsiasi donna capiti a tiro! E con una sistematicità,
che da vedere è stato un vero spasso! Oltre a Ross The Boss sono presenti
tutti i passati membri dei Manowar, quindi Dave Shankle, il primo drummer di
cui non mi sovviene mai il nome, e l’incredibile Rhino che attualmente
suona con gli Holy Hell, band che ha accompagnato per tutto il tour nord americano
Rhapsody e Manowar. Il programma della Manowar Convention è parecchio
fitto, ce ne per tutti, da interviste con i membri della band, a clinic varie,
una visione continua del dvd di prossima uscita Hell On Earth Part IV, e gare
tipo “l’acuto più lungo alla Eric Adams”, oppure “bevuta
di birra alla Joey De Maio”, è così via. Insomma una vera
sagra Manowariana per tutti i die-hard fans della band new yorkese! Girovagando
tra la Convention e la zona del festival vero e proprio, a metà pomeriggio
incontriamo Fabio, Domenique e Patrice, con i quali ci intratteniamo per buona
parte del pomeriggio. Fabio è come al solito “vulcanico”,
non c’è un attimo di tregua tra una risata e i racconti del tour
americano, sul palco e fuori, un vero successo a detta di tutti, in particolar
modo in Canada, dove il pubblico li ha accolti da vere e proprie rockstar! Una
piacevole sorpresa dunque, che lascia aperte tante porte per futuri tour negli
States, visto anche il successo di vendite degli album (distribuiti regolarmente
in America da “Dawn Of Victory” in poi). Ovviamente tante cose bollono
in pentola in casa Rhapsody, e nei prossimi mesi sarà di nuovo tempo
di “work in progress”, considerando l’impegnativo tour europeo
insieme ai Manowar, che partirà la prossima primavera. Oltre ad un nuovo
Rhapsody album in fase di “studio”, per cui non aspettatevi una
release date in meno di un anno, in cantiere c’è un nuovo disco
di Luca (proprio nei giorni in cui scrivo Mr. Trilli, è alle prese con
le recordings sessions), e il solista di Fabio, che a sua detta non vedrà
la luce se non dopo il prossimo tour e il prossimo Rhapsody-studio album.
Continuando la cronaca della giornata (mi rendo conto che per ogni situazione
c’è sempre qualcosa in più da raccontare, quindi scusate
le varie e lunghe divagazioni), anche la “sponda francese” dei Rhapsody,
è in forma, con DoDo (ossia Domenique) e Patrice, si dimostrano cordialissimi
e sempre pronti alla battuta. Patrice è l’uomo “chiave”
per ogni situazione, soprattutto in zona backstage, il ragazzo ha rulezzato
alquanto. The Key-Man, bastava andare da lui per risolvere qualsiasi problema
o necessità primaria, catering incluso! Well done man! Luca, gli Staropoli
Bros e Alex Holzwarth arrivano in serata, giusto in tempo per il meeting on
stage per decidere la collocazione della scenografia insieme ai tecnici della
crew. A livello scenico il materiale utilizzato sarà lo stesso della
settimana prima in Cecoslovacchia, con la speranza che tutti funzioni a dovere.
Infatti non tutto ha funzionato correttamente durante lo show del Masters Of
Metal, tra schermi non funzionanti, pyros non esplosi e così via. Luca
è il principale ideatore della scenografia, e ci illustra come sarà
allestito il palco durante l’ora e mezza di show. Tutto deve essere organizzato
al meglio, e oltre alla scenografia standard ci saranno anche delle comparse
in diversi brani, proprio per allestire uno show con i controfiocchi da filmare
e in un futuro non troppo lontano pubblicare in DVD. Infatti tutta la strumentazione
è sistemata per riprese video super professionali gestite da Mr. Neil
Johnson, colui che hai già lavorato in passato per i video dei Manowar,
nonché insieme ai Rhapsody per “Unholy Warcry” e “The
Magic Of The Wizard’s Dream”. Neil è un altro di quei personaggi
della crew che è un autentico spasso. Dove si gira è sempre a
decantare lodi per i suoi amici Rhapsody (yes, i’m proud to be a Rhapsody
Fan!), e dove si gira, beh c’è sicuramente una bella ragazza nei
pressi! Se poi volete sapere un po’ di più su Neil (che è
il sosia di Dc Cooper, e ditemi se non è vero!) guardatevi il primo dvd
di Hell On Earth Part IV dei Manowar, e godetevi “er mollica no. 1”
in persona. Come è giusto che sia, alle 22, finito il meeting, ci dirigiamo
in zona catering per una lauta cena con tutta la band al completo, e un guest
d’eccezione, Pter Pololanik e moglie, il direttore dell’orchestra
ceco, già all’opera in Symphony Pt. 2, che dovrà condurre
l’orchestra nel corso dello show dei Manowar la domenica sera. E’
Luca ad intrattenere il dialogo con Pter, raccontando un po’ di vicissitudini
della band, del singolo The Wizard’s Dream, dei dati di vendita piuttosto
sorprendenti per un singolo, anche nella nostra penisola, dove è rimasto
in classifica (nella top 50) per circa 5 settimane. Anche se (e di questo i
Alex, Luca e Fabio ne sono consapevoli), poteva esser promozionato meglio in
Italia, e con un video in rotazione sui nostri canali televisivi, ci sarebbero
aperte nuove “porte” per i Rhapsody. Si discute, si scherza e sbevazza
come al solito, Alex Holzwarth con la sua bandana in testa, è tranquillo
e taciturno, pare quasi disturbato dall’aria festosa creatasi, così
io e Mirko cerchiamo di coinvolgerlo un po’ di più. Ovviamente
non si poteva non andar a parare sui Sieges Even, band che il sottoscritto segue
da tempo, molto prima dell’ingresso di Alex nei Rhapsody, così
si discute degli album dei Sieges Even, in particolare di “Sophisticated”,
uno dei loro dischi che preferisco, ma subito Alex mi confessa, che per lui
è il loro disco meno riuscito! The Art Of Navigating By The Stars è
il loro prossimo cd, dopo un lungo stop di oltre otto anni, ed uscirà
a settembre via Inside Out, con uno stile molto simile a Steps e A Sense Of
Change, con un nuovo cantante e il ritorno di Markus Steffen primo chitarrista
della band di Monaco. Intanto la notte incombe con un freddo pungente, e le
birre consumate non sono abbastanza per patire queste temperature, all’una
e mezza decidiamo di abbandonare la venue per andar a riposar le membra, alquanto
provate da una giornata passata a girar da una parte all’altra come trottole…
tempo di riposo per i mighty warriors…. Domani è il grande giorno.
L’esibizione dei Rhapsody è prevista per questo
venerdi sera alle 21.15 tra lo show dei Children Of Bodom e quello di fine serata
degli headliner Nightwish. Il clima intanto nel festival si è fatto piuttosto
caldo, anche se il tempo e la temperatura non sono delle migliori. Solo Alex
va in giro con canotta e bicipiti scoperti, be ma lui è abituato a certe
temperature e alla bora in quel di Trieste! Per i meno impavidi non resta che
coprirsi, e munirsi anche di ombrello in tal caso, visto che la pioggia nelle
prime ore della serata ha iniziato ed essere incessante e fastidiosa. Per i
Rhapsody c’è un nuovo meeting pre-concerto per sincerarsi che la
strumentazione sia tutta in regola, e che i vari effetti scenici siano perfettamente
funzionanti. Così il primo pomeriggio scorre piuttosto frenetico, tutto
dev’essere organizzato al meglio per la perfetta esecuzione e senza intralci
alcuni. I tecnici on stage però non danno via libera ad alcuni effetti
scenici, da qui la rinuncia ad utilizzare alcune comparse e creature varie da
sistemare on stage durante l’esecuzione di alcuni brani. Per come è
sistemato il palco e per via degli allestimenti che occorrono di volta in volta
per ogni gruppo, non sarà possibile per i Rhapsody avere tutta la scenografia
a disposizione. A questo punto si pensa per lo meno a ciò che è
disponibile ed utilizzabile, e che perlomeno tutto sia in regola e sincronizzato
con il set list proposto dai nostri, memori dell’esperienza della settimana
prima in Repubblica Ceca. Arrivate le otto, niente cena, si entra direttamente
in Dressing Room, divisa in due aree, una per i Children Of Bodom (che a fine
concerto si porteranno via tutti i super alcolici disponibili!) e l’altra
per i Rhapsody. Inizia la fase di riscaldamento per Luca, che tra una canzone
dei Children Of Bodom e l’altra inizia a scaldare le sue dita a suon sweep,
mentre Fabio si canticchia Tomorrow degli Europe. C’è un filo di
tensione, non tanto per tenere il palco, i ragazzi sono oramai abbastanza rodati
dopo il tour americano, quanto per tutto ciò che c’è intorno
alla loro esibizione, e quindi preoccupazione per i problemi tecnici che potrebbero
rovinare la loro prova. Un quarto d’ora prima che parta l’intro
“Ira Divina”, il palco è già allestito
a tutto punto per i Rhapsody. Due pedane con un’arcata modello castello
medievale sono poste su due lati, con in cima due teste di drago che sputano
di tanto in tanto lingue di fuoco, saranno il punto d’ingresso della band,
nonché delle uscite da parte di Manuel Staropoli e di Nadia Bellir. In
mezzo alle due arcate, è posta la batteria di Holzwarth, per l’occasione
sistemata su un piano che si solleverà nel momento dell’assolo
del drummer tedesco. Alle sue spalle il maxi schermo su cui scorreranno oltre
ai video di “Unholy Warcry” e “The
Wizard’s Dream”, per tutta l’ora e mezza di concerto
immagini prese dagli artwork di tutti gli album. Il maxi schermo viene inaugurato
con un messaggio registrato da Christopher Lee, il quale si scusa della sua
assenza, a causa dei suoi impegni sul set di nuovo film in lavorazione. Alle
21.10 il palco è allestito perfettamente, ed è proprio Joey DeMaio
che annuncia nel backstage che tutto è pronto per lo show, portando la
band on stage. Il pubblico freme, sotto la pioggia battente, il parterre rispetto
ai concerti precedenti è ora completamente gremito, e pronto ad assistere
al secondo show europeo dei Rhapsody dopo tre anni lontani dai palchi internazionali.
Quando la folla inizia ad acclamare “Rhapsody, Rhapsody, Rhapsody”
sempre più ad alta voce è la voce greve e imponente di Christopher
Lee, a placare le urla per dare inizio allo show enunciando l’antica profezia…
"It was a good time for all creatures of the Earth, but fate decreed
that the dark prophecy of a demon knight could bring a tragic end to this peace
scarring their lives forever.”